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COMUNICATO SULLA VERTENZA IMPIANTI A BIOMASSA-BIOGAS

Premesso che:


a Rete Zero Waste Lazio opera nel campo della gestione e del trattamento dei rifiuti e non in quello della produzione di energia anche da fonti rinnovabili, ma sappiamo bene che le norme attuali prevedono che il sistema impiantistico che riguarda sia i processi di combustione che di digestione anaerobica di biomassa sia asservito anche al trattamento di frazioni dei rifiuti urbani ed assimilati;
che esistono almeno due tipologie di impianti a biomassa, rispettivamente identificabili come impianti di combustione (diretta o attraverso la produzione di combustibili liquidi o gassosi per pirolisi) ed impianti di digestione anaerobica (fermentazione naturale in carenza di ossigeno per produzione di biogas utilizzato per co-generazione di elettricità e calore);
mentre i primi sono in parte assimilabili agli impianti di incenerimento sia per la produzione dal camino di grande quantità di particolato, gas di combustione e diossine, i secondi sono impianti a basso impatto ambientale, in quanto strutture sigillate che producono biogas/metano inviato a co-generazione (combustione con produzione di gas/CO2 e modiche quantità di particolato) per produzione di elettricità ed esito di “digestato” pari a circa il 20% del materiale in ingresso.


MA gli impianti di biomassa-biogas alimentati da colture agricole sono legati al reperimento di biomassa vergine spesso non disponibile, con asservimento di circa 300 ettari per 1 Megawatt di potenza nel caso di filiera locale o peggio con importazione di biomassa di provenienza estera, di fatto esercitando una competizione negativa con la filiera agro-alimentare e zootecnica sia attraverso la lievitazione del prezzo dei terreni agricoli che attraverso il drenaggio di incentivazioni agricole ed energetiche che li assimilano ad impianti di tipo speculativo non a servizio degli agricoltori stessi. Inoltre le filiere agricole non alimentari sono meno controllate rispetto all’uso di pesticidi, diserbanti, OGM.
MA gli impianti di biomassa-biogas alimentati da colture agricole producono un “digestato” non catalogabile come “rifiuto” anzi attualmente catalogato come “fertilizzante” e quindi senza alcun obbligo di trattamento aerobico, che ne abbatterebbe il contenuto di azoto ed il potenziale microbico che ha effetti potenzialmente deleteri nello spandimento sui campi.


MA gli impianti di biomassa-biogas alimentati da colture agricole sino ad 1 Megawatt sono autorizzati con una semplice D.I.A., in aree agricole ed incentivati con una ricca tariffa omnicomprensiva di 28 €/cent sino a fine anno, con aggravio sul fondo per le energie rinnovabili che dovrebbe utilmente andare a finanziare il solare e soprattutto il fotovoltaico. 



RITENIAMO PERTANTO CHE GLI IMPIANTI DI BIOMASSA-BIOGAS ALIMENTATI DA COLTURE AGRICOLE SIANO ASSOLUTAMENTE INSOSTENIBILI RISPETTO AL MANTENIMENTO DI UNA SANA FILIERA AGRICOLA PER L’ALIMENTAZIONE UMANA E ZOOTECNICA E RISPETTO ALL’ACCAPARRAMENTO DI INCENTIVI PUBBLICI PER FONTI DI ENERGIA RINNOVABILE VERAMENTE SOSTENIBILI COME QUELLO SOLARE.
RITENIAMO QUINDI CHE TALI IMPIANTI, SPECIALMENTE DI PICCOLA TAGLIA ENTRO UN MEGAWATT, COSTITUISCANO OGGI L’ENNESIMA CORSA AL SACCHEGGIO DEL TERRITORIO DATA ANCHE DALLA “LIBERALIZZAZIONE” POSTA IN ESSERE DAL DECRETO N. 28 DEL 2011, CON LA COMPLICITA’ DI UNA FREQUENTE DEREGOLAMENTAZIONE REGIONALE CHE NON PREVEDE LA SERIA APPLICAZIONE DELL’ART. 4 COMMA 3 RELATIVO ALLA “VALUTAZIONE CUMULATIVA” AI FINI DELL’ASSOGGETTABILITA’ ALLA V.I.A. (100 IMPIANTI DA 1 MW = 1 DA 100 MW). 
PARIMENTI SOSTENIAMO CHE LA TECNOLOGIA DELLA DIGESTIONE ANAEROBICA E’ DEL TUTTO SOSTENIBILE SE APPLICATA SOLTANTO AL TRATTAMENTO DELLA FRAZIONE ORGANICA DEI RIFIUTI URBANI ED ASSIMILATI, IN UN CICLO COMBINATO CHE VEDE QUESTO TRATTAMENTO SEGUITO SEMPRE E COMUNQUE DAL COMPOSTAGGIO AEROBICO CON PRODUZIONE SIA DI BIOGAS/METANO CHE DI COMPOST AGRONOMICO.


TALE CICLO COMBINATO, oltre a corrispondere alla necessaria stabilizzazione del “digestato”, E’ INDISPENSABILE SPECIALMENTE NEI GRANDI CENTRI URBANI PER TUTTA UNA SERIE DI MOTIVI:


1. L’attuale produzione di rifiuto organico in media nel Lazio è pari all’80% del totale, parliamo di almeno un milione di tonnellate annue prodotte nel Lazio, che oggi va direttamente in discarica e qui vengono sotterrate come “tal quale” producendo biogas/metano (che massimamente si disperde in atmosfera con “effetto-serra” pari a 27 volte quello della CO2) e soprattutto percolato (che massimamente si disperde nelle acque di falda ed in quelle superficiali a seconda del degrado gestionale specifico) con fenomeni gravissimi di inquinamento IRREVERSIBILI. 

2. Il trattamento della FORSU da Raccolta Differenziata attraverso L’USO ESCLUSIVO del Compostaggio Aerobico è OGGETTIVAMENTE IMPEDITO dalla necessità in questo tipo di trattamento di miscelare alla FORSU stessa una quantità di Verde pulito (come strutturante non contaminato) con una percentuale tra il 35% ed il 50%, OGGETTIVAMENTE NON DISPONIBILE nelle grandi città,

3. Il possibile trattamento della FOS da Rifiuti Indifferenziati (che oggi purtroppo E’ LA MASSIMA PARTE DEL RIFIUTO ORGANICO pari in media all’80% a Roma e nel Lazio), degli scarti agricoli e dei fanghi da depurazione acque reflue attraverso la Digestione Anaerobica ne permette il recupero della maggior parte del carbonio in biogas/metano mentre la stabilizzazione Aerobica ne permette L’INVIO DEL SOLO 20% IN DISCARICA con una enorme riduzione sia dei costi di conferimento che dell’impatto ambientale,

4. l’impiantistica a servizio del trattamento dei rifiuti risponde ad una normativa nazionale (T.U. ambiente n° 152/2006 e Direttiva 2008/98/CE) molto più stringente di quella relativa alla produzione energetica da biomassa (D. Lgs. 28/2011 e Direttiva 2001/77/CE) in merito sia alle emissioni nell’ambiente che alla stessa modalità di filiera industriale, 

5. l’impiantistica a servizio del trattamento dei rifiuti, essendo classificata come industria insalubre di prima classe (T.U. sanitario), per sua natura ha necessità di essere localizzata in siti idonei di tipo industriale che normalmente non sono adiacenti ad insediamenti abitativi e comunque sono oggetto di monitoraggio.

6. RIBADIAMO IL CONCETTO CHE LADDOVE CI SIA LA QUANTITA’ DI VERDE PULITO NECESSARIA E SUFFICIENTE, SPECIALMENTE NEI PICCOLI E MEDI COMUNI, LA TIPOLOGIA MENO COSTOSA E PIU’ SEMPLICE RESTA IL COMPOSTAGGIO AEROBICO A PATTO CHE LA GESTIONE SIA EFFICACE NELL’EVITARE FENOMENI DI INQUINAMENTO OLFATTIVO SPESSO DERIVATI DA CATTIVA MANUTENZIONE COME L’IMPIANTO DI MACCARESE – AMA HA NEL TEMPO DIMOSTRATO. 


Roma 28 ottobre 2012 RETE ZERO WASTE LAZIO

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